Un moderno Jurassic Park

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Alcune notizie migliorano l’umore e danno speranza. I ricercatori del Wwf, qualche tempo fa, hanno avvistato e si sono presi cura di un esemplare del rarissimo rinoceronte di Sumatra nella parte indonesiana del Borneo. Erano 40 anni che questo solitario animale non faceva la sua comparsa.

Il rinoceronte di Sumatra è il più piccolo della specie con il suo metro e mezzo di altezza e una lunghezza che arriva a circa due metri e mezzo. Sono animali pacifici che risalgono al Pleistocene e che vivevano nelle zone comprese tra India, Malesia, Laos, Bangladesh, Thaylandia e Cina. Poi, nel 1930 arriva l’elemento umano e finisce la pace. Lo scambio tra i pezzi delle corna e le porcellane decreta la condanna a morte dei rinoceronti. Questi animali cominciano a rintanarsi nella foresta più impenetrabile per sfuggire ai cacciatori. Stefan Ziegler, uno dei responsabili del Wwf Germania, che ha contribuito al ritrovamento, ha spiegato sulle pagine del venerdì di Repubblica: “Potrebbero essercene una quindicina di questi esemplari. L’obiettivo è trovarli e proteggerli in aree particolarmente sorvegliate dei già sorvegliati parchi nazionali del Borneo. Ma le difficoltà sono enormi. Una è biologica: il rinoceronte di Sumatra, per motivi ancora non chiari, ha difficoltà a riprodursi. Poi abbiamo il problema della piantagioni da palma da olio che nel Borneo divorano sempre più foresta e quello del bracconaggio per il commercio illegale di avorio”.

Recentemente, alla fine dello scorso anno, è stato realizzato un interessante progetto che si chiama L’Arca di Noè. L’idea ha unito le città di Verona e Trento con la Sabah Foundation, che nel Borneo malese si occupa di salvaguardare le biodiversità, con la finalità di salvare dall’estinzione i rinoceronti di Sumatra e ogni specie a rischio. Come riportato dall’Ansa, Massimo Delledonne, direttore scientifico di Personal Genomics, spin-off dell’Università di Verona, assieme al Museo delle Scienze di Trento, ha realizzato un laboratorio mobile portatile in una valigia con cui è possibile leggere ovunque il dna, anche nel folto di qualsiasi foreste.

Delledonne ha spiegato: “Tutto è cominciato la scorsa estate con un viaggio nel Borneo per sequenziare, ovvero estrarre, leggere e decodificare il codice genetico di una curiosa e minuscola specie di rane, quella delle cascate”. Lo scorso luglio Massimo Delledonne e Michele Menegon del Muse hanno appreso della difficile sorte dei rinoceronti di Sumatra e si sono messi all’opera. I due ricercatori hanno accettato l’invito dei malesi per la lettura del genoma dei 14 rinoceronti rimasti con l’ottica di realizzare un “Jurassic Park” ideale, per animali in pericolo.

Con la differenza che invece di riportare in vita quelle già scomparse, ora potenzialmente inadatte agli habitat del pianeta, il nuovo “Endangered Park” darebbe una seconda possibilità a quelle che ancora potrebbero sopravvivere, se non fosse il comportamento dell’uomo a condannarle alla progressiva scomparsa. “È questa la nostra Arca di Noè – ha sottolineato Delledonne – leggere il dna e introdurre ‘a mano’ quelle differenze che servono perché una specie in via di estinzione possa continuare a vivere. O addirittura, in futuro, per arrivare alla de-estinzione, cioè a riportare in vita una specie già scomparsa, a partire dai frammenti di dna rintracciabili in ossa, peli, piume conservati nei musei”.

“Essere al punto di dover produrre dna sintetico per evitare che una specie come il Rinoceronte di Sumatra si estingua, la dice lunga sul rapporto compromesso che la società degli uomini ha con i sistemi naturali da cui dipende” ha aggiunto Michele Menegon (fonte www.researchitaly.it) “i ricercatori, infatti, si augurano che in futuro si debba ricorrere sempre meno a tecniche di ingegneria genetica per garantire la sopravvivenza a specie come il Rinoceronte, ma che si trovi il giusto equilibrio tra le necessità di sfruttamento delle risorse naturali e la salvaguardia delle ambienti e delle specie selvatiche”.

Equilibrio e armonia: una sfida, una promessa per il futuro della vita e dell’ambiente.

 

 

 

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Daniele Del Moro
Giornalista professionista, direttore responsabile del magazine digitale AgriKoltura 4.0, New Generation, appassionato di fotografia, blogger, laureato in Storia delle religioni, ha approfondito la sua esperienza lavorando per molti anni allo storico quotidiano Il Tempo, occupandosi di cultura, arte, libri, musica e cinema. Ha realizzato testi per innovativi programmi Rai e lavorato come redattore e coordinatore presso importanti case editrici e riviste di settore, scrivendo di lusso, motori, musica, edilizia, sostenibilità, tecnologie, enogastronomia, trattori e agricoltura.

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