Miele, salute e globalizzazione

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Mauro Capparella

Miele, salute e globalizzazione. In Sabina non si produce solo olio buono. Anche il miele non manca. Ne abbiamo parlato con Mauro Capparella, apicoltore “artigiano” che in Sabina, precisamente nella frazione di Poggio Catino, vicino Rieti, produce il suo nettare

Miele, salute e globalizzazione. E’ recente la firma dell’intesa per l’applicazione delle buone pratiche agricole e la salvaguardia delle api nei settori sementiero e ortofrutticolo. Con questo accordo, viene ribadito l’impegno alla sensibilizzazione a non trattare le colture in fioritura con insetticidi e altre sostanze tossiche per le api e a compilare un elenco di prodotti fitosanitari consigliati per la corretta difesa delle coltivazioni in prefioritura.

Miele, salute e globalizzazione

L’accordo siglato a tutela dell’ape italiana costituisce un passaggio storico che pone fine ad un decennio di aspre conflittualità tra mondo apistico e mondo agricolo. Un’incongruenza, visto che gli apicoltori sono a tutti gli effetti agricoltori, che va ora superata e depurata da ogni pregiudizio di stampo ideologico. Il Vice Ministro Olivero ha dichiarato: “Questo accordo volontario dimostra un confronto serrato sul tema che vede il mondo dell’apicoltura e le associazioni professionali agricole e sementiere lavorare insieme, la vera sfida è coniugare la preservazione della biodiversità e il miglioramento della produttività”.

Mauro Capparella

Mauro Capparella, è apicoltore e agricoltore particolarmente attento alle normative e alle etichettature che conferiscono al miele una garanzia di qualità, come almeno dovrebbe essere. Perché, fare l’apicoltore è un’attività che se si vuole svolgere al meglio è tutt’altro che facile.

“Il 90%  del miele che consumiamo proviene dall’estero – dice subito Mauro tanto per parlare di qualità – E’ sempre un problema di costi. Se questo miele io lo vendo, un barattolo da un chilo, a 10 euro, nei supermercati si trova anche a 7 euro. Ma spesso questo miele ha perso gran parte delle sue proprietà. Costa meno ma vale anche meno”.

Mauro Capparella, iscritto all’Anagrafe apistica nazionale, segue corsi di aggiornamento e produce miele grazie alle 28 famiglie di api che possiede. Ogni famiglia è costituita da 30-40 mila api che lavorano all’interno del meccanismo perfetto che è ben noto.

Miele, salute e globalizzazione
Miele, salute e globalizzazione

Miele, salute e globalizzazione

“I controlli per il miele sono tanti. I principali: Nas, Guardia Forestale e Asl. Una volta, in incognito, ho ricevuto la visita di una funzionaria del centro di Igiene e profilassi del Comune di Roma che ha comprato un vasetto ed è poi tornata per farmi i complimenti, dicendo che il mio miele era un miele ‘pulito'”.

Cosa bisogna fare, allora, per avere un prodotto realmente “pulito” e sano? Mauro risponde senza mezzi termini: “Un miele senza trattamenti è impossibile. Certo non come viene fatto con certi tipi di frutta che subiscono fino a 30 tipi di trattamento. Che alla fine ti mangi i farmaci e non il frutto. Per il miele, bisogna partire da alcuni fattori. Intanto fare massima attenzione alla pulizia e alla salute di ciascuna famiglia di api. In maniera da ridurre a monte la necessità del trattamento. Poi, agire con i prodotti autorizzati dal Ministero della Sanità. L’agricoltura è cambiata parecchio. Se non si rispettano le leggi, dando diserbanti a volontà, chi controlla? Le api stanno scomparendo proprio per questi fattori: il cambiamento climatico, l’inquinamento e l’uso massiccio dei diserbanti. Pensiamo anche ai neonicotinoidi, gli scarti di utilizzo del tabacco, utilizzati al posto del DDT, che sono altamente tossici per le api e non solo. Una direttiva del Ministero dell’Agricoltura ne avevamo impedito l’impiego. Sono insorte diverse associazioni agricole e di aziende produttrici e la normativa è stata sospesa”.

Sappiamo che, come ricorda Einstein, se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Che fare dunque?

Miele, salute e globalizzazione

“Proteggere l’ambiente prima di tutto – sottolinea Mauro – ma occorre anche fare chiarezza. Leggo spesso articoli che dicono che è stata scoperta l’erba che fa tornare le api, la facelia. In realtà non è così. E’ vero però che con la facelia le api hanno più possibilità di bottinare, di raccogliere nettare e polline. Quindi di vivere. Non come succede con i semi di girasole e di granoturco. Ma ci sono situazioni in cui non si può prescindere dall’utilizzo di prodotti testati. Ad esempio, c’è un acaro che viene dai Paesi dell’Est che si attacca alle api e se le mangia, succhia la linfa. In questo caso la lotta biologica ha scarsi risultati. L’acaro si infila nelle cellette dei maschi e le divora. L’unico rimedio è impiegare prodotti autorizzati. E poi, come ripeto, operare per la pulizia e la salute delle famiglie che sono anche i rimedi migliori contro la peste americana che è per le api un vero e proprio flagello”.

Ma la qualità, il prodotto è realmente garantito in un paese come il nostro in cui a tanta burocrazia corrispondono infinite chiacchiere? “La burocrazia è la rovina di questo paese – ammonisce Mauro – Però l’etichettatura è basilare, anche se uno può scriverci quello che vuole. In genere i tre punti principali delle etichette sono: il produttore, tipologia e quantità del prodotto. Ognuno lavora in base alla propria coscienza. Se produci miele, sai che può essere importante per un bambino e per una persona anziana. Come puoi pensare di fare un miele contraffatto e non in regola? Se il prodotto analizzato non corrisponde a quanto viene scritto sulle etichette, bisogna risponderne moralmente e legalmente. Per la qualità poi, è importante fare i passaggi giusti, il più semplificati possibile. La tecnologia più avanzata ha una sua funzione solo nelle operazioni di smielatura. Per il resto, parliamo di una vera e propria operazione artigianale. Si prende il miele, generalmente a luglio, si fa maturare, si pone attenzione alla percentuale di acqua e di umidità controllando con appositi strumenti per evitare la fermentazione e la cristallizzazione perché la parte zuccherina del miele non deve superare il 12 %, quella che proviene dal nettare dei fiori e si mette negli appositi vasetti in vetro ad hoc. Se il miele si pastorizza, diventa un dolcificante e le sue principali proprietà vengono meno. Il miele millefiori è il migliore e il più naturale perché le api non sono monofloreali. Non bisogna nemmeno forzarle col nutrimento, con essenze di acacia e di agrumi. Io produco circa tre quintali all’anno di miele. Un prodotto buono non è “intensivo”, è necessariamente meno di quello industriale. Quando nei supermercati vediamo mieli definiti italiani di marche famose, non è vero. E’ miele che in massima parte viene dall’estero perché la nostra produzione non riesce assolutamente a coprire tutta la richiesta”.

Miele, salute e globalizzazione
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Interessante è anche quanto Mauro Capparella racconta a proposito della pappa reale: “Da evitare quando viene venduta senza essere tenuta in frigorifero. La pappa reale venduta a temperatura ambiente è praticamente totalmente priva delle sue principali caratteristiche nutritive”.

Miele, salute e globalizzazione

Alla fine, la qualità dipende da molti fattori. La coscienza del produttore che lavora rispettando l’ambiente e di conseguenza la nostra salute. E ancora, la consapevolezza che se si vuole produrre davvero in maniera “pulita” davvero, ci si deve accontentare di altri numeri e di non mettere in cima il mero “egotismo” economico.

Una corretta educazione alimentare, parere del tutto personale, passa necessariamente attraverso una riduzione dei consumi. Come in molti altri casi. Decrescita felice.

Nutrirsi meno, nutrirsi meglio, facendo scelte consapevoli. Salute, etica e solidarietà sono ancora elementi possibili.

Nonostante il mercato globale e la grande distribuzione che ha cambiato il volto del nostro paese. Sostituendo alle tradizionali botteghe dove ogni giorno era un incontro, con le vuote cattedrali commerciali che sembrano apparire sempre più come la versione ilare del film Metropolis.

 

 

 

 

 

 

 

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