Arte come toccasana

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Arte come toccasana

Ne abbiamo ormai la certezza. Fanno bene alla salute non solo il movimento e l’alimentazione giusta. Fa bene pure l’arte perché è cibo per la mente, di quello che corrobora.

Amo spesso ripetere che se la bellezza non salverà il mondo, salverà almeno me dal mondo. Il senso dell’arte è questo. Non solo nutrire l’anima ma fare un profondo bene pure al corpo.

Secondo lo studio realizzato dalla Drexel University di Philadelphia, come riportato dal quotidiano La Repubblica qualche giorno fa, guardare un quadro, praticare l’arte, disegnando, colorando, scarabocchiando, promuoverebbe benefici concreti sulla pressione del sangue, normalizzando il battito del cuore e il cortisolo.

Non solo. L’arte è anche un ottimo rimedio contro depressione e stressL’indagine, effettuata con la risonanza magnetica su persone impegnate a “imbrattare” fogli di carta, ha evidenziato che, disegnando, il cervello viene attivato con circuiti di piacere che altro che libido.

Arte come toccasana

“Abbiamo dimostrato che l’attività artistica ci fa bene, indipendentemente dai risultati ottenuti”, ha sottolineato Gjria Kaimal, il responsabile dello studio. Oddio, non è che cimentarsi con la propria incapacità a tracciare linee, come accade a me, non risulti leggermente frustrante.

Certo è che se ci si libera dal morso di eccellere e dalla competizione inutile, il bene fuoriesce come lacrime di commozione davanti a un film che ci smuove nei singulti.

Nell’arte come terapia le discipline maggiormente impiegate sono pittura, musica, teatro, danza, disegno e scultura. Un altra ricerca effettuata da ricercatori tedeschi ha provato a indagare gli effetti dell’arte sulla mente portando un gruppo di anziani in giro per musei.

Gli effetti riscontrati: resilienza a gogò, grande capacità di fare l’esorcismo allo stress e sentirsi meglio, senza se e senza ma.

I bambini non vengono esclusi dalle magie terapeutiche dell’arte. La Stanford University ha dimostrato che i piccoli che seguono arti visive e musica, meglio dunque non stressarli a fargli fare l’elenco di tutto quello che non hanno potuto fare i genitori, imparano a leggere in maniera più veloce, e a migliorare il linguaggio.

“Persino doodle o scarabocchi possono essere utili a rilassarci e ridurre i livelli di ansia” ha spiegato il neuroscienziato Antonio Cerasa, ricercatore presso il Consiglio nazionale delle ricerche, alla giornalista del quotidiano La Repubblica, Paola Cicerone: “Ammirare la bellezza modifica il nostro modo di vedere il mondo”. E non è una metafora.

Uno studio recente, infatti, ha illustrato che architetti, scultori e pittori hanno modi differenti di rapportarsi allo spazio. Anche in un’indagine pubblicata sulla rivista Neuroimage viene evidenziato che nel cervello degli artisti le aree potenziate sono quelle che fanno riferimento alla percezione visiva, allo spazio, al movimento e alla memoria.

E’ come se nel cervello ci fosse un vero e proprio network che mette in moto diversi meccanismi non appena ci si rapporta con l’esperienza estetica.

Arte come toccasana

La corteccia parietale superiore tramite l’influsso artistico amplifica la visione del mondo. Coinvolti nel circuito della gratificazione sarebbero anche corteccia insulare e nucleo accumbens. Di fronte alle capacità dell’arte di produrre una risposta emotiva tanto positiva come facendo una bella passeggiata, la tanto “famigerata” Sindrome di Stendhal assumerebbe contorni diversi.

Come ricorda Cerasa, “la cosiddetta Sindrome di Standhal, il malessere che colpirebbe chi è sopraffatto dall’arte, probabilmente non esiste. Una persona emotiva e suggestionabile può essere turbata dall’arte ma i casi di malore segnalati riguardavano persone affette da una leggera forma di epilessia”.

Arte come toccasana

L’arte è poi uno strumento particolarmente importante per ritrovare il benessere, creare empatia nei casi di Alzheimer, psicosi e autismo, venendo impiegata da anni.

“L’arteterapia stabilisce una relazione profonda con una persona utilizzando canali non verbali – ha spiegato nello stesso articolo Simone Donnari, presidente dell’Associazione professionale italiana arteterapeuti – Non puntiamo a creare bellezza ma ad aiutare chi fa queste esperienze a prendere contatto con emozioni cui è difficile avvicinarsi con parole, esprimendosi attraverso simboli, come un sole nero o un albero senza foglie per rappresentare depressione o solitudine, che hanno anche un valore protettivo”.

Si stabilisce un dialogo, si fa integrazione vera, superando barriere, generando fiducia, in nome dell’affetto che si proietta sugli altri. L’arteterapia, quindi, non diventa solo uno strumento prezioso per il benessere ma una occasione concreta per dare un’opportunità a chi ne ha bisogno.

Al Centro Atlas di Perugia, tecnologia e arteterapia vanno a braccetto. Si aiutano bambini e ragazzi con autismo e altre forme di disagio “che stentano a usare modalità espressive classiche ma hanno una passione per il digitale”, ha aggiunto Donnari.

Arte come toccasana

La piattaforma paINTeraction, realizzata con il contributo della Fondazione Charlemagne onlus, è un meccanismo di realtà aumentata che permette di trasformare suoni e movimenti in interazioni visive, coinvolgendo nel disegno e nell’esperienza artistica anche soggetti con problemi agli occhi e di movimento.

Basta guardare un bambino assorto nei suoi colori per capire tutti gli effetti terapeutici dell’arte, basta odorare colori, matite e fogli di carta per essere proiettati in uno squarcio di evasione benevola.

Lo psicologo australiano Joel Pearson ricorda che “seguire attentamente le forme del disegno, controllarne i margini e scegliere i colori impegna le stesse aree cerebrali che utilizzeremmo per rimuginare su pensieri sgradevoli”.

Serenità, fiducia, quiete, concentrazione, empatia, benessere: a tutto questo può condurre l’arte, come ogni esperienza dove noi riusciamo davvero a starcene in pace col nostro universo e con chi è capace di accoglierlo.

Lo ribadisco: se la bellezza non salverà il mondo, salverà almeno, me, dal mondo.

2 commenti
  1. wakantanka dice

    L’arte, il colore della vita. R(Esistenza) al caos grigio che ci circonda. Piacere per gli occhi e per l’anima.

    1. Daniele Del Moro dice

      R(esistenza) come resilienza, il colore per sollevare l’anima dalla forza di gravità, l’arte intesa come strumento di elevazione e integrazione, un linguaggio capace di comunicare emozione e infondere benessere a chi la pratica e a chi la contempla. Grazie per il tuo commento e continua a seguirci

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